Diana Lama

La scrittrice noir napoletana

C-Cento..modi di morire in un libro – La rubrica con “L’Anatomista” di Diana Lama

Cos’è la iugulazione? Sono andato a cercare la descrizione sul dizionario: “s.f. (non com.) lo iugulare, l’essere iugulato; in partic., metodo di macellazione che consiste nella recisione delle vene giugulari.”. Mi serviva una descrizione letterale per spiegare come si muore ne “L’Anatomista” di Diana Lama. Una morte che al contrario di quanto possa apparire in principio è a suo modo dolce. Solo due piccoli tagli con una lama ben affilata, che fanno assopire la vittima fin quando la vita non l’abbandona del tutto. Si prova quasi il sentore di una morte che appare poco violenta, a differenza del resto del libro che sicuramente è un thriller dalle tinte fosche. Un viaggio nell’aberrazione della mente umana, un viaggio non per tutti, che si snoda fra l’indagine classica del giallo e il thriller di suspance. Dove si colloca quindi nella nostra classifica dei 100 modi di morire in un libro? Io direi morte da arma bianca.

 

Chiacchieriamo con Diana Lama per vedere se è d’accordo con noi e per cercare di capire perché si sceglie di far morire un personaggio in un determinato modo.

CSW (NI): Ciao Diana, bentornata su Noir Italiano.

DL: Ciao Marco, e’ un grande piacere per me essere di nuovo qui.

CSW (NI): Come nasce secondo te l’idea di far morire un personaggio in un determinato modo? E nel caso, del tuo libro “L’Anatomista” la scelta della iugulazione nasce dalla tua professione di medico o da qualche altra necessità di trama?

DL: L’essere medico, e in particolare un ex cardiochirurgo mi  aiuta certamente. In questo caso, come dici giustamente, mi piaceva l’idea di una morte a suo modo dolce, in contrasto a tutto il resto che l’Anatomista perpetra sui corpi delle sue vittime. Penso che la decisione del modo di far morire un determinato personaggio ha molto a che fare con la relazione che l’assassino, e lo scrittore stesso, ha con il personaggio. Ritengo in particolare che la morte da arma bianca, da lama diciamo, J, sia la piu’ intima, perche’ richiede un contatto molto ravvicinato e letteralmente porta dentro il corpo della vittima, cosa che lo strangolamento ad esempio non fa. L’avvelenamento, il proiettile e la maggior parte degli altri  sono mezzi di uccisione che prendono maggiormente le distanze

CSW (NI): Io sono un fermo sostenitore della teoria che non è tanto importante cosa si racconta, ma come lo si racconta. Quanto può influenzare la narrazione uno specifico modo di morire?

DL: moltissimo. Una morte puo’ essere asettica, poco coinvolgente empaticamente, oppure puo’ essere vissuta dal lettore con uno sguardo molto ravvicinato, venendo a conoscenza dei pensieri dell’assassino e della vittima prima del delitto, e casomai durante. Il lettore puo’ immedesimarsi in uno o entrambi i ruoli, e puo’ assorbire le sensazioni, oppure leggerla come un semplice dettaglio di un complicato ingranaggio di deduzione. Io personalmente credo molto nel significato catartico della lettura, entrare in un libro, vivere l’esperienza e poi uscirne. E’ molto piu’ diretto e personale di quanto avviene vedendo un film, dove tutta la fantasia e l’immaginazione sono del regista. Mentre si legge la regia e la messa in scena sono in eguale misura dello scrittore e del lettore, che puo’ creare tutto nella sua mente.

CSW (NI): Parlando sempre di modi di morire in un libro, sai già come morirà il tuo prossimo personaggio?

DL: si. Sto scrivendo un nuovo romanzo e ho gia’ ucciso qualcuno J. Anche qui e’ un delitto molto intimo. Diciamo una qualche forma distorta di espressione artistica. Come sempre c’e’ il sangue, perche’ per me e’ l’elemento vitale per eccellenza, e la sua fuoriuscita e’ il simbolo stesso della vita che sta sfuggendo via.

CSW (NI): Grazie per essere stata con noi assieme a Mitzi, T.J., e la squadra nella classifica dei 100 modi di morire in un libro… scusa, stavo dimenticando il Dottore.

DL: assolutamente da non dimenticare, il Dottore e’ un esperto di morti molto lunghe e dolorose, in cui la prima a soccombere e’ l’anima delle sue vittime. Grazie a te e atutti i lettori di Noir Italiano.

 

(http://csidewriter.wordpress.com/2014/04/29/6-c-cento-modi-di-morire-in-un-libro/)

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Diana Lama al terzo incontro della rassegna “Vittoria in giallo” curata dall’Associazione Porto delle nebbie

Terzo incontro della rassegna “Vittoria in giallo” curata dall’Associazione Porto delle nebbie . Una “doppietta” d’eccezione: Diana Lama, medico e scrittrice napoletana e fondatrice di Napolinoir, e Alessandro Prandini matematico e informatico modenese.

Vi aspettiamo alle 18.00 nella sede della Fenailp-Fenalca in via Vannella Gaetani 27, vicino piazza Vittoria. Ingresso gratuito e tarallucci e vino finali. Dialogherà con gli autori Piera Carlomagno. Letture di Sabrina Prisco

 


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“La sirena sotto le alghe” pubblicata con una nuova veste grafica insieme a “Il Sole 24 ore”

“Un mio romanzo, uscito anni fa con Piemme, è da oggi in edicola, pubblicato con una nuova veste grafica da Il Sole 24 ore. Sono molto contenta di rivederlo in giro, è proprio vero che i libri hanno una loro vita, lunga, ricca di imprevisti e di svolte fantasiose”. (Diana Lama)

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“L’Anatomista da oggi anche in edizione tascabile!”

Ricordiamo che “L’Anatomista” a pochi giorni dall’uscita in libreria è entrato in classifica tra la narrativa italiana più venduta:

Decimo posto nella classifica di Repubblica

Sedicesimo posto nella classifica del Corriere

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Incontro con gli studenti del Liceo Scientifico Giuseppe Mercalli (NA)

Domani mattina , martedì 11 febbraio 2014, Diana Lama sarà presente al Liceo Scientifico Giuseppe Mercalli  (NAPOLI), per parlare di thriller, dell’ “Anatomista” e di ParoleinGiallo con gli studenti del primo e secondo liceo. 

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